Per ottimizzare la tua esperienza di navigazione questo sito utilizza cookies. Continuando la navigazione si autorizza l'uso dei cookies. Maggiori informazioni
Accetto

La tradizione della terracotta

Impruneta

Le colline dell'Impruneta, e di parte del Chianti fiorentino, hanno una struttura geologica composita, al cui interno figura spesso un complesso caotico di materiali argillosi e limosi. Proprio da questa componente argillosa derivano quelle terre tanto adatte alla produzione di manufatti che hanno fatto dell'Impruneta la patria del "cotto".
La presenza della materia prima accanto ad una superficie boschiva da cui era possibile trarre alimento per le fornaci e, non ultima, la vicinanza al[...]

Le colline dell'Impruneta, e di parte del Chianti fiorentino, hanno una struttura geologica composita, al cui interno figura spesso un complesso caotico di materiali argillosi e limosi. Proprio da questa componente argillosa derivano quelle terre tanto adatte alla produzione di manufatti che hanno fatto dell'Impruneta la patria del "cotto".
La presenza della materia prima accanto ad una superficie boschiva da cui era possibile trarre alimento per le fornaci e, non ultima, la vicinanza alla città di Firenze, produssero all'Impruneta un precoce sviluppo delle manifatture di laterizi e orci fin dal medioevo. Quanto fosse importante e specializzata questa produzione è testimoniato dall'esistenza di una fiorente "Corporazione degli Orciolai e Mezzinai" dell'Impruneta, documentata fin dal 1308.
Questi artigiani fornivano al mercato cittadino, oltre che i laterizi, soprattutto gli orci: i contenitori in terracotta in cui si commerciava e si conservava l'olio di oliva. Anche il vino, come gran parte dei generi alimentari, veniva commerciato in contenitori di terracotta prodotti in gran parte all'Impruneta e nelle valli della Greve, dell'Ema e della Pesa.

Nel periodo dello splendore della Firenze rinascimentale gli artigiani dell'Impruneta hanno fornito i manufatti per le maggiori architetture cittadine: valga per tutte l'esempio della Cupola del Duomo. Dall'Impruneta vennero i pavimenti dei palazzi granducali e nobiliari, ma anche il cotto delle case coloniche e le conche da agrumi, i grandi vasi e le statue in terracotta delle centinaia di ville sparse nel Contado.
Le fornaci preindustriali erano soprattutto a conduzione familiare e la produzione si concentrava nel periodo estivo per godere delle migliori condizioni di essiccatura.
Si produceva esclusivamente terracotta, senza ulteriori lavorazioni, e in due tipologie principali: 
 il lavoro quadro
si trattava di mattoni, tegole ed embrici foggiati con l'uso di stampi a telaio rettangolare; 
il lavoro tondo
che raggruppa gli orci, i grandi vasi e le conche, foggiati con la tecnica del colombino, oppure statue, stemmi o piccoli vasi realizzati con l'uso di calchi in gesso.

La produzione locale crebbe notevolmente nella seconda metà del Settecento, contemporaneamente a quella dell'olio di oliva e grazie anche alla liberalizzazione del commercio dei manufatti in terracotta decretata nel 1777.
Lo sviluppo edilizio di Firenze, capitale del Regno d'Italia dal 1865 al 1870, dette un'ulteriore stimolo alla produzione dei laterizi che vide, alla fine di quel secolo, l'introduzione della meccanizzazione e la trasformazione in vera e propria industria.
Accanto a questa è rimasta, a tutt'oggi, una produzione artigianale di oggetti da ornamento per la casa e il giardino che si basa ancora sul lavoro manuale nelle antiche fornaci: Impruneta è ancora, e sempre più, la "terra del cotto".