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La ceramica di Borgo San Lorenzo

Borgo San Lorenzo

La ceramica preindustriale
Già dalla documentazione d'archivio fatta ricercare da Galeazzo Cora sul finire degli anni '60, si poteva evincere come la produzione della ceramica fosse venuta precocemente a radicarsi in Borgo San Lorenzo. Qui, infatti, si ritrova sin dal XV secolo un'attività di vasai, che ulteriori ricerche hanno poi documentato proseguire ancora nel Cinquecento, grazie alla presenza di almeno quattro fornaci; altre scritture d'archivio testimoniano, inolt[...]

La ceramica preindustriale
Già dalla documentazione d'archivio fatta ricercare da Galeazzo Cora sul finire degli anni '60, si poteva evincere come la produzione della ceramica fosse venuta precocemente a radicarsi in Borgo San Lorenzo. Qui, infatti, si ritrova sin dal XV secolo un'attività di vasai, che ulteriori ricerche hanno poi documentato proseguire ancora nel Cinquecento, grazie alla presenza di almeno quattro fornaci; altre scritture d'archivio testimoniano, inoltre, la vitalità delle imprese locali, ricordando ancora quattro botteghe di ceramisti borghigiani in funzione tra Sei e Settecento. 

Importante è poi il fatto che anche alcuni membri della famiglia Sarti o Sartori, discendenti di Lorenzo di Piero Sarto da Montelupo - al quale si deve la sigla "Lo", apposta su alcuni dei capolavori della maiolica rinascimentale italiana - risultino qui emigrati nel 1536, e gestori di una"bottega...a uso di stovigliaio" posta nell'Opera degli Scali, nel centro di Borgo San Lorenzo.

La produzione ceramica borghigiana risulta comunque ancora largamente sconosciuta, soprattutto per i periodi più antichi, anche se già negli anni del primo conflitto mondiale il Niccolai ebbe modo di rendere noto il ritrovamento di uno scarico di fornace, venuto alla luce in località Castelvecchio, proprio nel cuore del centro urbano di Borgo. Sfortunatamente si trattava di uno stringato resoconto, privo di illustrazioni, che non riuscì evidentemente a destare l'interesse di altri studiosi e ricercatori: da esso, tuttavia, si può dedurre che la fornace dalla quale il rifiuto proveniva si dedicava, probabilmente sul finire del Quattrocento, ad una produzione di ceramica ingobbiata e graffita.

Maggiori informazioni sull'aspetto materiale delle lavorazioni fittili borghigiane sono poi venute dallo studio di uno scarico di fornace, recuperato agli inizi degli anni '80 dal Gruppo Archeologico "Luco" di Borgo San Lorenzo nei pressi di via Montebello, in area non troppo distante dal precedente. 
In questo caso, però, l'analisi dei materiali ha dimostrato trattarsi di un'unità produttiva che operò nel corso dell'ultimo ventennio del Cinquecento, dedicandosi soprattutto alla fabbricazione della ceramica ingobbiata secondo i più noti moduli tecnico-decorativi dell'epoca (ingobbiata semplice, dipinta, graffita a punta ed a stecca, monocroma, con vetrina colorata in verde, policroma, etc.); in essa, inoltre, si produceva anche pentolame da cucina e ceramica marmorizzata.

Lo studio della produzione preindustriale borghigiana non può avvalersi al momento di altre testimonianze archeologiche relative a scarichi di fornace, ma la circolazione dei prodotti locali verso Firenze, ove essa è ben testimoniata nei contesti tardo-rinascimentali, è tale da comprovarne una vitalità non trascurabile, e certamente di qualche rilievo, almeno nei flussi commerciali sub-regionali, indirizzati particolarmente verso l'area fiorentina. 

Non è dato, dunque, di conoscere nel dettaglio le ragioni del declino al quale le fornaci locali dovettero soggiacere sul finire dell'Età Moderna, ma per questo possiamo richiamarci ancora una volta al clima di generale crisi che interessò in quel periodo tutti i centri di fabbrica regionali e nazionali, tanto che anche i più solidi ed accreditati tra questi rischiarono seriamente, in quel lasso di tempo, l'estinzione. 

E' comunque assai probabile che una qualche attività di lavorazione dei fittili sia rimasta in Borgo San Lorenzo nel corso dell'Ottocento: all'inizio del secolo successivo, infatti, come in altri luoghi della Toscana, qui - per merito di Pietro Alessio Chini, decoratore e capostipite dell'omonima famiglia - si realizzò un'importante ripresa produttiva.