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La storia dell'Impruneta
affonda le proprie radici nel periodo etrusco, che ha lasciato
tracce di insediamenti e testimonianze archeologiche. In età romana
il popolamento si estese, prova ne sono i numerosi toponimi
sopravvissuti.
Il centro abitato, in posizione di sommità lungo il crinale che
divide le valli dell'Ema e della Greve, era destinato ad accrescere
d'importanza durante il Medioevo, quando Impruneta fu a capo di una
delle Leghe del Contado fiorentino. Con l'affermarsi del potere
cittadino la lega si trasformò in podesteria, poi suddivisa in
quartieri nel 1536.
Gran parte della fama dell'Impruneta si deve al culto della miracolosa immagine della Vergine, la cui fama trasformò la Pieve dell'Impruneta, nel corso del Trecento, nel Santuario prediletto dai fiorentini. La stessa immagine venne più volte portata in solenne processione a Firenze per affrontare le maggiori calamità: pesti, carestie, inondazioni, guerre.

Le sue splendide colline ospitarono le residenze
estive di molte nobili famiglie fiorentine: Gherardini, Ricci,
Rossi, Antinori, Corsini, mentre la piazza del paese fu lo scenario
che accolse per secoli la famosa Fiera di San Luca, soggetto di
pittori ed incisori.
Con la crescita degli insediamenti del fondo valle, l'Impruneta
condivise il destino amministrativo della Comunità del Galluzzo, da
cui si staccò solo nel 1929 per diventare comune autonomo.
Nel 1911, sebbene un terzo della popolazione attiva fosse impegnato
nell'agricoltura, l'11% era già al servizio delle fornaci del cotto,
che facevano dell'Impruneta la "fabbrica" più importante al servizio
dell'espansione edilizia di Firenze.
Negli ultimi decenni,
drasticamente ridotta l'occupazione in agricoltura, l'economia
locale si è spostata verso il terziario (commercio, turismo e
servizi), mentre è rimasto sostanzialmente stabile il settore
industriale, principalmente caratterizzato dalle fornaci del cotto.
Oggi il Comune dell'Impruneta accoglie oltre 15.000 abitanti, in
maggior parte residenti nel capoluogo e nelle frazioni di Tavarnuzze,
Bagnolo, Pozzolatico e del Ferrone.
Malgrado il drastico ridimensionamento dell'agricoltura e la
scomparsa della mezzadria, la popolazione di queste colline non è
sostanzialmente diminuita: le vecchie famiglie originarie sono
passate nei centri abitati e il loro posto, nelle campagne, è stato
preso dai ceti urbani che hanno investito nella ristrutturazione dei
vecchi casali.
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La medievale torre
campanaria della
Basilica di S. Maria
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