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Il Museo, ordinato
dalla Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici di Firenze e aperto
nel 1987, è ospitato nel complesso del Santuario di Santa Maria.
La collezione è organizzata in tre sezioni: quella degli argenti,
quella dei codici miniati e quella dedicata alle vesti liturgiche.
La Sezione degli Argenti è ospitata nella
parte superiore del portico che copre la facciata del Santuario,
edificato nel 1634 su disegno di Gherardo Silvani. Il nucleo
principale degli oggetti esposti deriva da donazioni alla Vergine in
occasione delle due importanti processioni che condussero l’immagine
sacra a Firenze: quella del 1633, per la fine della peste di
manzoniana memoria, e quella del 1711, voluta da Cosimo III per
scongiurare la fine della dinastia medicea.
Si tratta di oggetti preziosissimi, in argento, cristallo di rocca,
rame dorato, in gran parte usciti da botteghe orafe fiorentine.
La Sezione dei Codici Miniati, ospitata
nel salone centrale del Santuario, raccoglie undici codici minati,
appartenenti a due distinti periodi: sette appartengono al XIV
secolo, 4 furono invece realizzati nel XVI secolo.
Si tratta di una collezione fra le maggiori della Toscana.
La Sezione delle Vesti Liturgiche è costituita da una collezione di paramenti sacri di grandissimo pregio, con pezzi unici, come le “mantelline” usate per la venerata immagine della Vergine.
Ma il complesso del
Santuario e del Museo è una realtà unitaria e come tale merita una
visita approfondita.
Il Santuario si è sviluppato su quella che fu l’antica Pieve dell’Impruneta,
consacrata nel 1060, come attesta la lapide murata accanto alla
porta della chiesa. Nel corso del Trecento, esploso il culto
dell’immagine sacra, inizia la costruzione del Santuario, col
chiostro grande e la canonica. Nel Quattrocento il complesso
edilizio si amplia con un secondo chiostro e viene racchiuso in una
cinta muraria con torri angolari, tali da conferirgli l’aspetto di
una fortezza. Altri interventi nei secoli successivi aggiunsero
un’abside poligonale, il portico sulla facciata e fastose
trasformazioni interne alla chiesa, poi gravemente colpita dai
bombardamenti del 1944.
All’interno si segnalano, brevemente, opere di Jacopo Chimenti,
Matteo Rosselli, Giovanni Bilivert, Pietro Nelli, Pietro Tacca,
Domenico Cresti. Di particolare interesse le robbiane e la
crocifissione di Luca della Robbia, i due tempietti d’ispirazione
michelozziana, la tomba del vescovo Antonio degli Agli (XV sec).
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La facciata della Basilica
ornata dal portico di
Gherardo Silvani (1634)

Capolettera di un codice miniato
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