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Già in epoca etrusca
quest'area era coperta da una diffusa rete di insediamenti
distribuiti nelle campagne. La colonizzazione romana, pur favorendo
l'accentramento delle funzioni economiche ed amministrative nei
nuclei del fondovalle, lasciò intatta questa rete, su cui si fondava
un'agricoltura legata a colture specializzate, quali la vite,
testimoniata da una grande villa di epoca tardo-repubblicana scavata
in località Virginio.
Nella lunga crisi dell'Alto Medioevo la popolazione, di fronte
all’insicurezza del fondovalle si stabilisce nelle zone collinari.
Tra IX e XI secolo i conti Alberti si fortificarono sul poggio di
Capraia, in posizione strategica sulla via d'acqua e sul percorso
stradale tra Firenze e Pisa.
Probabilmente gli stessi feudatari costruirono una qualche struttura
di avvistamento e difesa sul colle opposto, quello di Montelupo.
Nel 1203, in seguito
ad una vertenza tra eredi degli Alberti il Comune di Firenze coglie
l'occasione per distruggere l’originaria fortificazione feudale sul
colle di Montelupo, premessa per instaurare un controllo deciso su
tutta l’area.
Estromessi gli Alberti, Firenze mise mano ad una grandiosa
ricostruzione del castello che dovette avvenire in pochi anni
(nell'arco di tempo 1203-1206, ma con tutta probabilità già nella
primavera del 1204.
Poi, nella seconda metà del Duecento, la feudalità perse
completamente il controllo del Valdarno. Fu la nobiltà di denaro a
subentrare, ove possibile, a quella di sangue, accaparrandone i beni
che venivano svincolandosi dai legami dinastici e feudali.
Verso la fine del XIII
secolo Firenze inizia ad organizzare capillarmente il proprio
Contado trasformandolo gradualmente in embrione di unità statale. Montelupo
riceve così un podestà inviato dalla Città per l'amministrazione
della giustizia e per svolgere in loco le complesse funzioni di
ufficiale di governo.
Le distruzioni subite da Montelupo nel 1312, nel 1325 e l'alluvione
del 1333 convinsero Firenze a ricostruire totalmente le mura della
"Terra di Montelupo", concluse nel 1336.
Nel Quattrocento si sviluppa, grazie anche all’apporto dei capitali
cittadini, la manifattura ceramica, che vivrà la sua stagione
migliore tra il 1450 e il 1530.
Annunciata alla metà del Cinquecento, la crisi
delle manifatture montelupine dilaga a partire dalla fine del
secolo, che vedrà anche la costruzione della villa medicea dell'Ambrogiana
(1589-1591). Con le ripetute epidemie del Seicento e la concomitante
crisi demografica, economica e politica che investe l’Italia, anche
la vitalità di Montelupo subisce un duro colpo, tanto da far quasi
dissolvere uno dei maggiori centri di produzione italiani.
L’attività delle fornaci di ceramica e di terracotta, mai sospesa
del tutto, torna ad un modesto incremento nella seconda metà del
Settecento, accanto allo sviluppo di un nuovo settore, quello del
vetro.
Fu l’Ottocento, con la
costruzione della ferrovia Firenze-Pisa, a vedere la rinascita della
produzione ceramica nella vicina Capraia ad opera dei Bardi e poi
dei Fanciullacci. Questi ultimi, trasferitisi a Montelupo nel 1911,
furono realmente i rifondatori della manifattura delle ceramiche
locali.
Oggi Montelupo è tornato ad essere uno dei maggiori centri italiani
di produzione ceramica, inserito nel distretto produttivo empolese,
uno dei più vivaci della Toscana.
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La Prioria di S. Lorenzo
occupa parte dell'area
fortificata sommitale
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