[ Salta il menu e vai direttamente ai contenuti ]
La ricerca
archeologica non ha ancora chiarito nei suoi aspetti fondamentali
quale sia stata l'origine dell'insediamento umano nel territorio che
oggi appartiene alla comunità di Impruneta, anche se la presenza di
reperti etruschi e la capillare diffusione di prediali romani
lasciano intendere l'esistenza di un popolamento ben organizzato già
in epoca antica, inquadrato, dopo la fase della colonizzazione,
nella Toscana romanizzata.
Per il fatto di trovarsi lungo importanti vie di comunicazione -
come attestato anche dalla presenza del toponimo Quintole, che
potrebbe indicare il quinto miliario da Florentia della Cassia
antica - qui sorse una pieve di primaria importanza, posta sotto il
titolo di Santa Maria. A questa chiesa-madre faceva riferimento uno
dei più vasti pivieri della diocesi fiorentina: nel 1156 esso
comprendeva infatti ben 21 chiese suffraganee.
La fama della pieve di
Santa Maria “in pinetis” o “in prunetis” si incrementò notevolmente
in ragione di una leggenda che voleva fosse stata rinvenuta presso
il luogo dell’edificazione un’icona della Madonna, dipinta dallo
stesso San Luca, e quivi trasportata da alcuni fedeli fiesolani,
fuggiti dalla loro città.
A differenza di altre realtà regionali, attorno alla pieve
imprunetina non si sviluppò un abitato di tipo castrense, ma
piuttosto una serie di borghi privi di mura, i quali gravitavano
attorno all'edificio sacro, evidentemente divenuto presto, oltre che
centro delle vita spirituale, un “mercatale” al quale si riferiva il
territorio circostante.
Furono i Buondelmonti,
come successori della signoria territoriale e patroni della pieve,
ad esercitare un ruolo di primo piano nella vita locale; essi
vennero però coinvolti nelle faide di consorteria che, sin dal 1216,
portarono alla divisione di Firenze tra Guelfi e Ghibellini, e ciò
favorì l'espansione della Città Gigliata, che attorno alla metà del
XIII inserì il plebato di Santa Maria all’Impruneta in una lega di
popoli, la quale aveva funzioni di natura civile e militare, e che
fu compresa nella podesteria del Galluzzo.
continua
[ Torna all'inizio della pagina ]
Bibliografia essenziale
G. Cora, Storia della maiolica di Firenze e del Contado, voll.
2, Firenze 1973
AA. VV., La civiltà del cotto. Arte della terracotta nell’area
fiorentina dal XV al XX secolo Firenze 1980.
G. Cora - A. Fanfani, Vasai del Contado di Firenze in “Faenza”
LXXIII (1987), nn. 1-3, pp. 145-48.
[ Torna all'inizio della pagina ]
[ Torna all'inizio della pagina ]
www.ceramicatoscana.it è il sito dell'Associazione Terre di Toscana | e-mail info@ceramicatoscana.it