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Un primo tentativo di ricostruzione delle famiglie dei fornaciai dell’Impruneta, effettuato alcuni anni addietro, ha evidenziato il precoce formarsi di vere e proprie dinastie di ceramisti, che progressivamente si aggiunsero a quelle dei Casini, dei Boncioli e dei Brandi, per le quali possediamo documenti già collocabili nel XIV e XV secolo; in molti casi si nota un’espansione per rami diversi dei medesimi nuclei familiari, che la ricerca storica potrà forse in futuro ricondurre ad un unico ceppo d’origine. E’ così che nel Cinquecento compaiono le prime cognominazioni relative ai Cicali, ai Codacci, ai Falciani (i più numerosi in senso assoluto) ed ai Vantini, mentre nel secolo seguente si sviluppano le famiglie dei Lottini, dei Poggi, degli Scacciati, dei Soderi e dei Vanni.
Nel Settecento si
possono infine seguire le vicende relative agli Agresti, ai
Montauti-Danti ed ai Ricceri.
Tra Sei e Settecento, inoltre, i fornaciai dell’Impruneta avevano
saputo diversificare la loro attività, tanto da riuscire, con o
senza l’ausilio dell’ingobbio, a porre una verniciatura piombica su
quell’argilla, così durevole, ma assai riottosa ad ogni genere di
rivestimento. La maestria di questi ceramisti non ebbe eguali, in
quel periodo, nella fabbricazione di manufatti dalle imponenti
dimensioni, fossero essi grezzi o verniciati. Non pochi di questi
fittili monumentali si conservano ancora oggi presso le residenze
della nobiltà e della stessa Corte granducale, ove non di rado
troneggiano nei giardini, sotto le logge o sugli scaloni di
rappresentanza; essi si mostrano anche nelle antiche dotazioni degli
ospedali della Toscana, come il Serristori di Figline o il Santa
Maria della Scala di Siena.
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