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La ceramica di Borgo San Lorenzo

La manifattura Chini

Tutto in realtà nacque dal fatto che a Firenze, alla fine del 1896, Galileo Chini, Vittorio Giunti, Giovanni Montelatici e Giuseppe Vannucci avevano fondato una manifattura denominata “L’arte della ceramica”, la quale riscosse già all’Esposizione di Torino del 1898 un grandissimo successo.
Galileo era il direttore artistico della fabbrica, ed il consenso generale riscosso in quegli anni convinse altri esponenti della famiglia Chini, quali Chino - figlio di Tito e nipote di Pietro Alessio – Guido e Augusto Chini, ad inserirsi nella società. Chino, in particolare, essendo allievo del grande Bernardino Pepi, fungeva (1901-05) da direttore tecnico dell’azienda.
L’Arte della ceramica attraversò però vicende burrascose, e sia Galileo che Chino se ne allontanarono, per fondare nel 1906 a Borgo San Lorenzo, presso la sede dell’ex tintoria Tesi, la manifattura “Fornaci San Lorenzo”: essendo stati coinvolti nella precedente gestione, i due si accordano per intestare la nuova impresa a Pietro, figlio di Chino.
Galileo, artista di gran fama, promosse con pieno successo, già in occasione all’Esposizione di Milano del 1906 la nuova manifattura, la quale adottava come marchio la graticola di S. Lorenzo sormontata dal giglio fiorentino.

Sino al 1911 l’attività borghigiana dipese interamente dalle ricerche formali di Galileo, che abbandonò il naturalismo floreale dell’Arte della ceramica per volgersi sempre più ai motivi del nuovo stile, che troveranno poi la loro definitiva formalizzazione nel Déco.
Galileo si avvalse di colori decisi, impiegando largamente anche il lustro nelle tonalità oro, argento e rubino: fondamentale, inoltre, è lo sviluppo della fabbricazione di una tipologia di grès salato dalle caratteristiche tonalità grigie, che ben si prestavano come sfondo ad essere dipinte d’azzurro.
Il repertorio formale delle Fornaci San Lorenzo comprendeva palmette, motivi geometrici disposti in fasce, riferimenti zoomorfi (sono caratteristiche di questa fabbrica le sue esili gazzelle, dipinte in naturalistica stilizzazione), in grado di campeggiare decisamente sullo sfondo, senza però occupare per intero la superficie vascolare. A fianco della produzione ceramica, inoltre, la manifattura borghigiana sviluppò un’importante lavorazione di vetrate artistiche, che tuttavia fu condotta secondo schemi di natura più tradizionale.

Grazie al grande successo che le Fornaci San Lorenzo ottennero a Faenza, in occasione dell’Esposizione Torricelliana del 1908, i Chini avviarono cordiali rapporti con Gaetano Ballardini ed il nuovo museo faentino, mentre i Gerini, famiglia eminente di Borgo San Lorenzo, si convinsero ad investire i loro capitali in quella impresa, che perciò venne a mutare la propria ragione sociale, trasformandosi in “Società Fornaci San Lorenzo Chini & Co”. In questi anni l’impresa borghigiana raggiunse il vertice della fama, ottenendo la medaglia d’oro a Bruxelles nel 1910 ed all’Esposizione di Torino del 1911.
In quell’anno, però, Galileo, incaricato di affrescarne il palazzo reale, parte per il Siam, mentre la manifattura, che già aveva ottenuto l’appalto per il rivestimento della sala del trono, non può realizzare questa commessa a causa di una grave malattia che affligge Chino.

Altri importanti lavori, come quello per lo stabilimento termale “Belsieri” di Salsomaggiore (terminato nel 1923) vengono comunque a sorreggere l’impresa, e ne improntano anzi per anni l’attività: per produrre la complessa decorazione in ceramica dello stabilimento, infatti, la manifattura Chini fu addirittura costretta ad ampliare i forni e modificare la stessa struttura della fabbrica, eliminando da essa, per potenziare quella a stampo, l’area riservata alla tornitura, la quale fu poi ripristinata nel 1925 nei locali della ex “Florentia Ars” di via Tanucci, a Firenze.
Dopo l’Esposizione di Parigi del 1925 Galileo abbandona definitivamente la direzione artistica della fabbrica, che viene assunta da Tito, figlio di Chino; nell’impresa lavorano allora anche due fratelli di Tito, Elio ed Augusto: il primo, chimico, si occupa della parte tecnica, mentre il secondo, scultore, si dedica alla modellazione. I pannelli ceramici del complesso termale di Castrocaro, realizzati da Tito alla fine degli anni ’30, possono essere considerati l’ultima grande opera della manifattura di Borgo San Lorenzo.

L'attività della fabbrica, fatto salvo un rallentamento da collocare attorno al 1936, prosegue comunque sino al 1943, anno in cui subisce un pesante bombardamento aereo. Ciò che si era salvato dalla distruzione bellica fu ricoverato nella villa Pecori Giraldi e poi nel monastero di Borgo, mentre la fabbrica venne rasa al suolo, ed al suo posto fu stata ricostruita quella che oggi è la manifattura Franco Pecchioli.
Nel 1947 Tito Chini aveva condotto a buon fine un accordo che avrebbe comportato il trasferimento delle attività a Milano, ma in quello stesso anno egli giunse a morte.

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Versatoio in gres salato
Galileo Chini 1906-20

 

 

Vaso di Tito Chini
1925

 

 

Vasetto
Tito Chini 1933

 

 

Vaso con decoro all'occhio
della penna di pavone
Galileo Chini 1919-25
 

 

 

 

Per una completa documentazione sull'attività

dei Chini si consulti il sito
www.itinerarioliberty.it
da cui sono tratte

queste illustrazioni

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STORIE DELLA CERAMICA IN TOSCANA

 

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