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L'attività di Dante
Milani, originario di Arezzo, iniziò al suo ritorno dalla Prima
Guerra Mondiale (1919), quando prese in gestione a Montopoli una
fornace per la produzione di laterizi. Qui, gradatamente, allargò il
proprio catalogo alle terrecotte da giardino, agli orci da olio,
alle conche da bucato. Il passo successivo furono le stoviglie da
cucina, ma questi prodotti non ebbero il successo sperato, tanto che
il Milani meditò di chiudere la fornace. Fortunatamente intervenne
Silvio Bicchi, un pittore locale già allievo del Fattori, che
convinse Dante Milani ad orientare la propria produzione verso le
terrecotte artistiche.
Il Bicchi collaborò attivamente all’avvio dell’impresa, che nel 1927
era ormai affermata. Le “Terrecotte di Montopoli” erano
caratterizzate da un decoro dal sapore arcaico, accentuato da una
particolare patina “anticata”, vero e proprio segreto di bottega
affinato dal Milani dopo ripetuti tentativi.
Al Bicchi subentrò poi, nella direzione artistica, Guido Milani,
fratello di Dante e docente di disegno ornamentale all’Università di
Padova.
Gli anni 1929-30
furono quelli di massimo successo, grazie anche alle mostre
permanenti che Dante Milani aprì in Europa, nelle Americhe e perfino
in India, presentando le proprie riproduzioni di anfore e piatti in
stile pompeiano, egizio o rinascimentale.
Guido Milani ebbe il merito di formare in loco una generazione di
ottimi artigiani, non solo tornitori e decoratori, ma anche
falegnami e fabbri, che produssero mobili in stile rinascimentale e
lampadari in cui si ben si integravano le formelle in Terracotta di
Montopoli.
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Una delle anfore
caratteristiche della
produzione
di Dante Milani
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