[ Salta il menu e vai direttamente ai contenuti ]
L'antica Asciano,
grande centro di produzione della ceramica dell’area senese,
rappresenta un caso tipico di misconoscimento storico di quei luoghi
di fabbrica che, per essere posti nelle “terre murate” di Contado,
non sono riusciti a destare sin qui l’interesse di quanti – storici
della ceramica o “ceramologi” – hanno proferito dedicare i propri
studi alle attività cittadine.
Nonostante ciò, la crescita di strutture culturali locali, quali
soprattutto il Museo d’Arte Sacra di Palazzo Corboli, vanno
imponendo agli studiosi ed agli amministratori della comunità
ascianese l’approfondimento di questo aspetto della tradizione
locale che, pur non mostrando continuità col tempo presente, è certo
da considerare una delle più rilevanti espressioni delle attività
economiche, se non dell’ “arte applicata”, di quel luogo.
Testimonianze archivistiche - ma anche il ritrovamento di frammenti ceramici di chiara produzione locale – indicano infatti come i ceramisti di Asciano fossero già attivi almeno dalla metà del XIV secolo, epoca nella quale essi producevano la cosiddetta “maiolica arcaica” decorata in ramina e manganese ed impermeabilizzata al rovescio con vetrina piombica giallastra (presenza di ferro), secondo metodiche ben diffuse anche nella città Dominante, Siena; in quel periodo, inoltre, sappiamo come i vasai ascianesi rifornissero regolarmente importanti cenobi del territorio senese, quali il monastero benedettino di Monte Oliveto, che riceveva da quelle botteghe non soltanto generi vascolari da mensa, ma anche pentolame da cucina e ceramica grezza (orci e conche). Lo sviluppo delle attività ceramistiche in Asciano negli ultimi due secoli del Medioevo trova riscontro anche nella toponomastica locale, segnata dalla presenza di quartieri detti “Cocciaio” e “Copperia” e da strade come la “via dei vasai”.

Spaccato assonometrico della "Fornacetta" di Asciano,
attiva tra il XIV e il XVII secolo, indagata col
sostegno del Lions Club Crete Senesi nel 1998-99.
Nel corso del XV
secolo - in data che speriamo la ricerca archeologica possa meglio
precisare - a fianco della “maiolica arcaica” compaiono le ceramiche
ingobbiate e graffite sotto vetrina. Si tratta di una produzione di
grande interesse, sia per l’ampiezza che ne caratterizza le
restituzioni, sia per l’impiego su questo genere di motivi e decori
ampiamente diffusi sia in Siena che in altri luoghi, quali ad
esempio San Gemignano, Castelfiorentino e Montelupo, ove viene
diffondendosi rapidamente la fabbricazione delle ingobbiate, e che
sono relativamente distanti dal territorio ascianese e dall’area di
Siena in generale. Purtroppo siamo ancora ben lungi dal poter
stabilire se una simile diffusione delle ingobbiate e graffite,
secondo una direttrice che sembra originarsi più dal Senese che dal
Pisano, sia stata animata dalle fornaci di Asciano, piuttosto che da
quelle di Siena.
E’ certo, tuttavia, che già il 18 giugno del 1537 i vasai senesi
costrinsero a patti in grado di inibire la concorrenza certi figuli
“stralonghi” che la scritta non si cura di precisare, ma che il
fascicolo degli statuti degli orciolai senesi – trascritto nel
codice subito dopo, ma con atto datato al 1565 - individua come
“universitatem et artem figulorum castri Asciani”. Nel 1572, per
disposizione del Granduca di Toscana, l’università dei ceramisti ascianesi fu poi costretta ad adottare uno statuto che ne regolasse
l’attività, e per questo venne letteralmente ricalcata, mutatis
mutandis, la silloge senese del 1528.
La carenza di indagini
archeologiche, oltre a lasciare nell’ombra le complesse vicende
legate alla diffusione delle ingobbiate, ci impedisce
sostanzialmente anche di verificare in quale modo le fornaci d’Asciano
abbiano saputo interpretare le novità tecnologiche e tipologiche
diffuse in epoca rinascimentale, oltre ad un evidente ricorso a quei
moduli formali genericamente “italo-moreschi” (anch’essi secondo
un’espressione che potremmo qualificare “senese”), testimoniati da
una nutrita serie di frammenti di recupero.
Ben poco, inoltre, al di là delle pur interessanti premesse, è dato
di sapere in merito al maturo periodo rinascimentale, quello, per
intendersi, che si pone tra il 1480 ed il 1530 circa, fatta salva,
anche in questo caso, l’antica matrice culturale di riferimento a
Siena, in parte arricchita da spunti (imitazione del decoro “alla
porcellana”), che sembrano invece rifarsi a modelli fiorentini, e
segnatamente all’esempio di Montelupo.
L'immagine della
fioritura cinquecentesca degli ateliers ascianesi resta perciò a
tutt’oggi ancorata ad una notevole produzione smaltata sul genere
dei “bianchi” faentini, per fortuna documentati da manufatti
vascolari conservati in importanti raccolte museali. Tra di essi
occorre citare il piatto compendiario con stemma, datato 30 agosto
1578 e firmato “F.F.D. Fortunatus Philigellus p(inxit) Asciani”, del
Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, e la bellissima
brocca dal corpo bugnato ed ansa soprammessa “a paniere” con lo
stemma dei Palmieri del British Museum , la quale porta sul retro la
legenda “F.P. Asciani die XII Maij/1600”. Notevole anche la targa
maiolicata con S. Lorenzo, già nella collezione Cora, siglata
“Ascian (i)(.) X aprilis 1592”, dipinta delicatamente nel genere dei compendiari.
E’ comunque assai probabile che l’inserimento di Siena nello
Granducato di Toscana nel 1555 e, ancor più, la crisi generale della
prima metà del XVII secolo (1618-21), culminata poi nell’epidemia di
peste del 1630-32, abbiano creato - per Asciano come per altri
centri ceramici italiani - le condizioni atte a favorire un sempre
più accentuato ripiegamento produttivo. Il Gherardini, nella
relazione inviata a Cosimo III nel 1676, individuava infatti solo
cinque vasai in attività nella cittadina senese, segnalando così la
sensibile diminuzione degli esercizi locali: più di un secolo prima,
nel 1565, ben dodici ceramisti avevano infatti partecipato alla
stesura dello statuto dell’arte.
Ma, ad onta dell’inevitabile coinvolgimento nella crisi che allora
interessò tutti i paesi mediterranei, Asciano mostra segni di non
disprezzabile vitalità ancora nel corso della seconda metà del
Seicento. Tra questi occorre citare la vicenda di alcuni vasai
ascianesi che, distaccatesi dal luogo natio, tentarono di animare la
produzione valdarnese, giungendo verso il 1655 in San Miniato al
Tedesco (in territorio pisano, ma agli estremi confini orientali di
quello fiorentino), per gestire una fornace in proprietà
dell’ospedale locale: qui essi opereranno almeno per vent’anni, non
riuscendo però ad ottenere una privativa, da essi insistentemente
richiesta all’autorità granducale, per la fabbricazione della
maiolica.
Il nuovo secolo, con
le novità tecnologiche della porcellana e della terraglia, portò ad
un tracollo generale degli antichi centri di fabbrica, ma non valse
ad eliminare del tutto la produzione locale: anche l’Università dei
vasai ascianesi restò in attività sino alla seconda metà del XVIII
secolo, allorquando, per dirimere la controversia con un privato, fu
tratta copia del suo statuto.
Oltre ad esemplari vascolari nei quali può intravedersi la ricerca
di un mercato di più basso profilo, numerose targhe devozionali e
stemmi maiolicati (tra i quali si segnala quello dei Bianchi
Bandinelli in via Bartolenga, datato “1775”), ancora inseriti nelle
facciate delle case d’Asciano, costituiscono, del resto, preziosa
testimonianza dell’ottimo livello sul quale quei ceramisti, ancora
nella seconda metà del Settecento, sapevano esprimersi.
La fabbricazione della ceramica si protrasse in Asciano per tutto
l’Ottocento, tanto che l’ultimo esemplare della lunga storia
“preindustriale” di quelle fornaci è stato individuato in una brocca
appartenente alla dotazione dell’ospedale senese di Santa Maria
della Scala datata “1900”.
[ Torna all'inizio della pagina ]

Ciotola prodotta ad
Asciano,
sec ...

Ciotola prodotta ad
Asciano,
sec ...

Frammenti recuperati nello scavo della "Fornacetta"
di Asciano
[ Torna all'inizio della pagina ]
| STORIE DELLA CERAMICA IN TOSCANA |
|---|
[ Torna all'inizio della pagina ]
www.ceramicatoscana.it è il sito dell'Associazione Terre di Toscana | e-mail info@ceramicatoscana.it