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Dal Medioevo al 1800 - Appunti storici
Il riconoscimento di una produzione fittile in Montepulciano è il frutto di una serie di ricerche convergenti, avviate nell’ultimo decennio da vari studiosi e ricercatori, i quali si sono avvalsi del prezioso coordinamento della Biblioteca e del Museo Civico poliziani, decisi a promuovere la conoscenza e la salvaguardia delle tradizioni fittili locali. Privati collezionisti, infatti, andavano raccogliendo ceramiche all’interno del centro storico; esse mostravano una tecnologia “senese” accoppiata a decori originali, i quali si rifacevano a tipologie ben attestate in area regionale (ed in particolare nel territorio fiorentino), ma evidenziavano soprattutto pregnanti riferimenti alle maioliche della non lontana Deruta. Non essendo oggetto di specifico interesse, né tantomeno obbiettivo di raccolte sistematiche, questi materiali sono però andati incontro a dispersione.
Gli scavi condotti nel
1999 nel Palazzo Neri Orselli e l’indagine archeologica di uno
scarico di fornace posto in località “il Bersaglio”, presso la porta
urbica detta delle Farine, hanno però mutato radicalmente le
prospettive della ricerca sulla produzione locale, fornendo gli
elementi indispensabili ad una prima tipizzazione della ceramica
poliziana.
Lo scarico del “Bersaglio” – purtroppo non ignoto ai “cercatori”
locali – risulta esser stato formato dall’attività di almeno cinque
botteghe o fornaci diverse; esso, inoltre, è databile nell’arco
cronologico della seconda metà del Seicento, ad un’epoca, cioè,
caratterizzata da un generale ripiegamento - almeno in senso
qualitativo - della decorazione ceramica.
La cronologia “non favorevole” della restituzione del “Bersaglio” ci
impedisce così, con ogni probabilità, di cogliere i vertici formali
attinti dalla produzione ceramica poliziana, anche se documenta un
periodo che non sembra di sostanziale ripiegamento produttivo per i
ceramisti del luogo: già nei documenti fondiari dell’inizio del XV
secolo, comunque, si rileva la presenza in Montepulciano di almeno
quattro vasai.
Nonostante questa limitazione, la restituzione dello scarico di
fornace testimonia con sufficiente chiarezza di una produzione ben
strutturata, secondo una tecnologia produttiva condivisa da più
esercizi, e basata essenzialmente sulla fabbricazione della
mezzamaiolica, cioè di una ceramica dal bistugio ingobbiato nella
porzione a vista prima di essere sottoposto a smaltatura mediante
una miscela siliceo-metallica povera di stagno opacizzante.
Quanto emerge dai
materiali del “Bersaglio” indica come gli ateliers poliziani
producessero in larga prevalenza (nella seconda metà del XVII
secolo) forme aperte (bacili, piatti, scodelle, ciotole di vario
tipo), anche se erano tutt’altro che sconosciute le forme chiuse
(soprattutto boccali, ma anche orcioli a destinazione farmaceutica).
Oltre ad un’abbondante fabbricazione di ceramiche da mensa monocrome
bianche, prive di decorazione, le quali utilizzavano largamente le
tipologie morfologiche del tardo compendiario, ancora in voga, si
segnala una famiglia di decori dipinti in monocromia blu, alla quale
si affianca quella, superiore per quantità, delle policrome, che
utilizzano i pigmenti verde, arancio, giallo e blu, con un modesto
ricorso al bruno di manganese. Si nota, inoltre, come entrambe
queste grandi famiglie decorative tendano a sviluppare, pur con
cromatismo diverso, un medesimo repertorio, nel quale è facile
riconoscere l’influenza dei contorni di tipo fitomorfo propri al
“calligrafico naturalistico” derutese. Altrettanto dovrebbe dirsi
per una meno estesa famiglia in monocromia arancio, che palesemente
è attratta dal lustro metallico umbro. Non è tuttavia improbabile
che, data la vicinanza delle produzioni, alcuni esemplari assegnati
a Deruta si rivelino in realtà prodotti delle fornaci poliziane.
Tra i documenti caratteristici delle lavorazioni in policromia, si segnalano in particolare certe bacinelle o scodelle con rappresentazioni figurate, di tipo fitomorfo, zoomorfo ed anche antropomorfo. Si tratta di esuberanti composizioni floreali “a mazzetto”, di lepri, cinghiali e soprattutto grandi cavalli spesso pomellati con o senza cavaliere, colti probabilmente nel momento dell’addestramento, allorquando, tenuti con le redini “alla lunga”, si lanciano in galoppate furibonde. Le figure umane, che pure ricordano quelle della pressoché coeva produzione smaltata montelupina, sono qui rivolte alla rappresentazione di una piccola borghesia di campagna, che si dedica alla caccia ed ai piaceri della campagna.

L’estensione cronologica della tradizione fittile poliziana – nella quale è assai probabile si debbano inserire anche fabbricanti di pentolame e di terracotta – si rivela poi tutt’altro che modesta, trovandosi esemplari locali datati sino a tutta la prima metà del Settecento. Sul finire di quel secolo, inoltre, si segnala l’apertura in Montepulciano di una nuova fabbrica “di maioliche”, e tre fornaci risultano ancora in attività nei primi decenni dell’Ottocento.
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Ceramica medievale
dallo scavo effettuato
nell'area del palazzo
Neri-Orselli

Scodellone con decoro floreale
seconda metà del XVII sec.

Bacile con decoro alla
derutese, seconda
metà del XVII sec.
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